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Emanuele Luzzati

 

Luzzati con uno dei personaggi da lui creati. Frequente nella sua opera la scelta di utilizzare personaggi ed elementi scenografici bidimensionali, che allude al mondo figurativo dell'infanzia, spesso richiamato anche negli allestimenti rivolti al pubblico adulto.Luzzati è cresciuto in una famiglia genovese di religione ebraica, sia pure sostanzialmente laica, come lui stesso ricorda:«[Era] ebraismo all'italiana, molto all'italiana, molto all'acqua di rose.»Andrea Mancini, La mia scena è un bosco, pag. 53.In ogni caso, l'influenza del mondo ebraico sulla sua formazione artistica è innegabile.«In ogni cultura ci sono molti lati, forse io ho preso quello più gioioso.»Op. cit., ibidem.
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I tre grassoni, da Jurij Karlovič Oleša, produzione del 1978 del Teatro della Tosse.L'indimenticabile Signor Bonaventura, uno dei personaggi più amati del Corriere dei Piccoli, storica pubblicazione compagna di letture di almeno tre generazioni di bambini italiani, è il primo tra i riferimenti dell'opera di Luzzati.«Se cerchi un papà per le mie storie, lo trovi in un'altra storia, cioè in Bonaventura di Sergio Tofano [ ... ] è stato molto importante anche a livello scenografico [ ... ] perché era modernissimo [ ... ] non era avulso dalle mode nella costruzione delle scene e dei costumi. Penso sentisse ad esempio un'influenza da parte del futurismo. L'elemento di modernità era in una scena molto sintetizzata, con costumi anch'essi bellissimi, soprattutto perché molto semplici [ ... ] più che nelle scene lo sento padre nelle illustrazioni, [ ... ] è stato importante come creatore di immagini, di illustrazioni, di rime, questo tipo di personaggio [Bonaventura] non esisteva prima.»Op. cit., pagg. 43 e 47.
Scena dallo spettacolo teatrale Ubu incatenato, produzione del 1995.
Nel 1938 interrompe gli studi a causa delle leggi razziali e decide di dedicarsi al disegno.Nel 1940 i genitori, sfollati nelle Langhe, lo inviano a Losanna, alla École des beaux arts e des arts appliqueès, dove completa la propria formazione accademica. In Svizzera incontra altri rifugiati con cui allestirà il primo spettacolo teatrale. Alcuni di loro hanno nomi che diventeranno illustri nell'ambito della regia teatrale: Alessandro Fersen, Aldo Trionfo, Guido Lopez.Il dopoguerra lo inizia girando per l'Italia per far vedere i propri disegni, in cerca di lavoro.«A un certo punto sono stato anche da Nicola Benois, a Milano. Lui mi ha detto che gli mancavano i costumi per Il cavaliere della rosa, io gli ho fatto i bozzetti e sono andati bene: la prima cosa che ho fatto in Italia è stato uno spettacolo per il Teatro alla Scala. Naturalmente io allora non gli davo importanza, mi sembrava un posto da vecchi.»Op. cit., pag. 53.
La scena finale del film d'animazione I Paladini di Francia.Negli Anni '50 Luzzati alterna l'attività di scenografo, che lo vede collaborare in teatro con Vittorio Gassman, Alessandro Fersen, Aldo Trionfo e Franco Enriquez, a quella di disegnatore di tessuti e decoratore di ceramiche.Decora la stanza dei bambini sulla nave Andrea Doria e, in seguito, in collaborazione con gli architetti Pulitzer e Zoncada, esegue numerosissime altre realizzazioni per grandi navi.Crea importanti scenografie anche per il Teatro La Fenice di Venezia e il Teatro alla Scala di Milano.Nel 1957 conosce Giulio Gianini, esperto di film d'animazione e, dopo vari tentativi, produce con lui il cortometraggio d'animazione I Paladini di Francia, che riceve riconoscimenti alle rassegne di Bergamo e Annecy.Ne trasferirà il soggetto in un libro illustrato che Mursia gli pubblica nel 1960, realizzando così l'aspirazione iniziale che lo aveva spinto a dedicarsi al disegno.
Illustrazione per il libro per bambini La tarantella di pulcinella.Agli inizi degli Anni '60 Luzzati incontra Gianni Rodari, con cui collaborerà più volte in progetti rimasti negli annali dell'editoria per ragazzi. Rodari dirà di lui: «... il segreto, con i bambini e con i ragazzi, non è di truccarsi da bambino, ma di essere e restare un adulto che però sappia conservare e usare la fantasia, per modo che l'incontro con lui possa avvenire anche su terreni che di solito sono esclusi dal rapporto tra bambini e adulti. Questo segreto Lele lo possiede spontaneamente. [ ... ] Ogni volta ho cordialmente invidiato a Lele la naturalezza con cui adopera tanti linguaggi diversi: le parole, le immagini, il teatro, il cinema, la ceramica, i burattini. È come se uno non avesse una lingua madre, ma tre, quattro.»Op. cit., pagg. 35 e 38.
Il teatrino di marionette di Bruno Cereseto, con le scenografie e i burattini disegnati da Luzzati.Nel 1963 viene chiamato al Glyndebourne Festival Opera dove realizza le scene de Il flauto magico, iniziando un decennio di frequenti collaborazioni con diversi teatri inglesi che seguirà soggiornando a lungo in Inghilterra.Numerosi anche i lavori per il teatro di prosa, dall'innovativa edizione di Tamburi nella notte di Bertolt Brecht con la regia di Aldo Trionfo a Il rinoceronte di Eugène Ionesco e La bisbetica domata con la Compagnia dei Quattro.Nel 1964, il nuovo cortometraggio d'animazione prodotto con Gianini, La gazza ladra, riceve, tra i numerosi premi, anche una nomination all'Oscar.Nel 1968, con Ubu re di Alfred Jarry, inizia il lungo sodalizio con il regista Tonino Conte.Nel 1973 il cortometraggio d'animazione Pulcinella ottiene una seconda nomination all'Oscar. Luzzati e Gianini vengono nominati membri dell'Academy.
A sinistra: manifesto del Teatro della Tosse per I tre nasoni.Nel 1976, insieme a Tonino Conte, Aldo Trionfo, Rita Cirio e Giannino Galloni, fonda la compagnia teatrale del Teatro della Tosse, che prende il nome dalla sua prima sede, un teatrino di cento posti che si trova lungo la Salita della Tosse, una vecchia strada di Genova.Il primo spettacolo, diretto da Conte con le scene e i costumi di Luzzati, è la ripresa di Ubu re di Alfred Jarry, che rinnova il grande successo del 1968 e diventa un po' il manifesto artistico della compagnia (Ubu re seduto sulla ''T'' viene adottato anche come simbolo del Teatro della Tosse). L'intento della compagnia è volto alla realizzazione di produzioni proprie, secondo una poetica non legata ad avanguardie né al teatro ufficiale, e che vuole essere invece libera nella scelta dei percorsi artistici e dei testi adottati, con l'obiettivo di coniugare divertimento e approfondimento culturale.
La scenografia e forse ancor di più l'illustrazione italiana del Novecento vedono in Emanuele Luzzati (Genova 1921-2007) uno degli autori che più le hanno influenzate.
In Luzzati, la creazione della scena utilizza quasi esclusivamente materiali della tradizione impiegati con modalità spesso convenzionali.
I giochi di luce e le trasparenze non hanno un'importanza primaria, che è invece lasciata alle volutamente approssimative composizioni di stoffe, piattaforme, passaggi e trabocchetti che sottolineano con la loro apparente precarietà un senso di effimero che pervade e caratterizza la messinscena.
L'illusione fantastica si manifesta invece, con modalità impareggiabili, sui fondali e sui pannelli dipinti con l'inconfondibile segno grafico pittorico che diventa il motivo conduttore di tutti i suoi spettacoli.
Le citazioni e molte delle fotografie qui esposte sono tratte dal libro La mia scena è un bosco, (Titivillus Edizioni, 2003), che raccoglie una articolata intervista di Andrea Mancini in cui Luzzati ripercorre la propria vita artistica e privata.

Vedi anche...

Teatro Carlo Felice, ''Il flauto magico''

Opera lirica

Teatro Carlo Felice, ''L'elisir d'amore''

Opera lirica