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Luciano Damiani

 

Il lavoro che per un ventennio Luciano Damiani svolge a fianco di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro contribuisce a farne una delle istituzioni teatrali più importanti al mondo.Tra gli allestimenti che vi ha realizzato, via via più stilizzati e innovativi, devono essere citati almeno quelli di El nost Milan di Carlo Bertolazzi (1954-55), L'anima buona di Sezuan (1961) e Vita di Galileo di Bertolt Brecht (1961-62), Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni (1964), Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov (1973-74), Il campiello di Carlo Goldoni (1975), La tempesta di William Shakespeare (1975).Man mano i rapporti con Giorgio Strehler e Paolo Grassi, che talvolta si appropriano delle idee di Damiani senza riconoscerne la fonte, si fanno sempre più tesi fino a guastarsi, e il riconoscimento non solo per se stesso, ma per gli scenografi e i costumisti del diritto d'autore e del diritto alla contribuzione sociale diventerà oggetto di una lotta che si protrarrà fino agli ultimi anni della sua vita.
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Piccolo Teatro, ''La tempesta'', allestimento del 1977/78.Al di là di qualsiasi altra considerazione, il sodalizio di Giorgio Strehler con Damiani è considerato tra quelli che, nel teatro moderno, hanno dato i più notevoli risultati in assoluto.«Non vorrei che vi venisse il sospetto ch'io cerchi di negare i meriti a Paolo Grassi o a Giorgio Strehler, non è assolutamente così [...] probabilmente non sarei riuscito nel campo teatrale se non avessi incontrato Giorgio Strehler e forse non sarei mai diventato un lavoratore dello spettacolo se non avessi incontrato Paolo Grassi. Ha voluto il caso che le nostre strade confluissero in certe circostanze e poiché ritengo che ognuno di noi tre avesse qualche cosa da dire, ci siamo amati, odiati, ma alla fine stimati...»Luciano Damiani, in Sipari di un autoritratto, parte IV.
Bozzetto per la Vita di Galileo, allestimento del Piccolo Teatro di Milano del 1961.«... la scena iniziava fuori dal palcoscenico e una capriata disegnata da Leonardo da Vinci inquadrava il boccascena in alto. Sotto la ribalta, la macchina del sipario di Nicola Sabbatini, scenografo del Seicento. Il piano del palcoscenico era l'unico elemento prospettico, con un'inclinazione accentuata, nel contenitore a pianta ortogonale. Cinque travi partivano dalla capriata per finire contro la parete di fondo. Quella centrale era calcolata in modo che tutte e cinque risultassero simili di volume. Lo scopo fu di evitare il ''protagonismo'' della trave centrale che è in Paolo Uccello. [...] La scena doveva risultare all'occhio dello spettatore su un unico piano, come un ''foglio di carta'' ove si sarebbero stagliati i personaggi senza ombre proprie e senza ombre portate, e questa fu l'idea e la grande difficoltà ma anche la bellezza.»Luciano Damiani, op. cit., parte III.
Modello del piano flessibile, lo strumento con cui Luciano Damiani sperimentò nel 1983 il ''fantastico inferiore'' mettendo in scena nella Corte delle Armi del Castello Sforzesco di Milano l'Orfeo, da Angelo Poliziano, con cui si era cimentato anche Leonardo da Vinci.Il piano era lungo 17 m, si inarcava fino a un'altezza massima di ben 3,2 m ed era praticabile dai personaggi e dai ballerini dello spettacolo sia nella posizione piana che in quella arcuata.Il modello è stato realizzato dallo scenografo Matteo Fianchi in occasione della propria tesi di laurea, Il piano flessibile di Luciano Damiani, Accademia di belle arti di Brera, Milano, relatore prof. Daniele Paolin.
In questa immagine e in quella seguente: il piano flessibile durante la sua installazione al Castello Sforzesco di Milano.Damiani viene invitato, per le manifestazioni leonardesche di Milano del 1983, a rievocare l'allestimento che Leonardo da Vinci aveva eseguito per l'Orfeo di Angelo Poliziano.«Sul momento dissi solo che dovevo pensarci e che forse avrei fatto una mia proposta, non mi piaceva l'idea di rifare la messinscena di Leonardo, come fosse un modello da museo della scienza. Scartata l'ipotesi di un rifacimento dai disegni di Leonardo, la via scelta fu quella della trasposizione nel mondo moderno dello spirito della scenografia leonardesca.Leonardo faceva aprire una collina come una mezza cupola, facendovi apparire all'interno gli inferi e facendo salire e discendere i personaggi attraverso una botola.»Luciano Damiani, op. cit., parte V.
«Io cercai un'altra strada, un meccanismo che partendo da un piano di palcoscenico diveniva, flettendo, un arco e ritornava palcoscenico solo quando occorreva, creando uno spazio superiore e uno inferiore. Lo stesso effetto che Leonardo da Vinci aveva ottenuto con l'aprire e il chiudere la collina. Fu un'occasione fortunata perché scoprii l'elemento in grado di completare la Macchina di Teatro che volevo, il ''fantastico inferiore''.»Luciano Damiani, ibidem.«... inarcandosi, il piano sarebbe risultato prospettico, per cui la parte anteriore, più vicina al pubblico, si sarebbe arcuata maggiormente della parte posteriore [...] subendo spinte diseguali e flettendosi in maniere differenti, la struttura risultava sollecitata maggiormente e ciò significava andare incontro a ulteriori problemi statici e dinamici; eppure Damiani, conscio di tutto ciò, scelse appositamente di realizzare un piano flessibile prospettico.»Daniele Paolinin, ibidem.
La copertina di una relazione di Luciano Damiani che rappresenta il compendio della sua concezione scenografica e teatrale, in cui il velo di seta librato al vento del Don Chisciotte ha assunto una posizione di rilievo assoluto.Damiani colloca infatti lo spazio scenico tra ''il fantastico o immaginario superiore'' rappresentato da un velo agitato bianco, e ''il fantastico o immaginario inferiore'', identificato con il nero, disponendo tra i due immaginari tutti i suoi progetti e i suoi spettacoli.«Una sintesi delle proprie teorie estetiche applicate al teatro a cui Damiani teneva molto», dice Daniele Paolin, scenografo e docente di scenotecnica presso l'Accademia di belle arti di Brera di Milano, che di Damiani ha conosciuto il pensiero per esperienza diretta, essendone stato allievo.
Bozzetto per Il giardino dei ciliegi, allestimento del Piccolo Teatro di Milano realizzato con la regia di Giorgio Strehler e le musiche di Fiorenzo Carpi nel 1973.Dal fondo del palcoscenico si solleva un etereo fondale di seta bianca che lo ricopre interamente e risale espandendosi fin sopra alla platea (il velo sospeso), mentre un altro fondale di tessuto chiaro scende a cascata dal piano dello spazio scenico.Ancora Daniele Paolin: «Dopo aver utilizzato in diversi allestimenti il velo sospeso per il ''fantastico superiore'', e simboleggiato il ''reale'' con lo spazio in pianta ortogonale, Damiani riuscirà a realizzare nel 1983 il piano flessibile, la macchina teatrale con cui riprodurrà anche il ''fantastico inferiore'' nel modo considerato ideale.Ma è nel 1988, con l' Orfeo ed Euridice del Teatro Regio di Parma, che Damiani riterrà di aver portato a compimento il proprio percorso artistico, perché, finalmente, riuscirà a riunirvi tutti e tre gli elementi.»
Dopo aver frequentato i corsi di Giorgio Morandi all'Accademia di Belle Arti della propria città, Luciano Damiani (Bologna 1923 - Roma 2007), scenografo, costumista e regista, fonda un'agenzia specializzata nella realizzazione di locandine per il cinema e lavora a Bologna come scenografo al Teatro Comunale e per il gruppo teatrale della Soffitta di Sandro Bolchi, finché, nel 1952, notato da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, inizia le collaborazioni con il Piccolo Teatro, assidue fino agli ultimi Anni '70.
Presto Damiani sviluppa una personale visione scenografica che, in teatro, lo porta a demolire la tradizionale concezione della scena all'italiana.
Il confine delle sue scenografie, mai didascaliche o illustrative, non è più quello del palcoscenico, che viene a volte dilatato fino ad invadere la platea, oppure quasi svuotato, con risultati di eccezionale portata poetica.
Tra i riconoscimenti internazionali più prestigiosi, quello della nomina a vita a titolare della cattedra di scenografia dell'Accademia di Belle Arti di Vienna.
Nel 1982 fonda a Roma il Teatro di Documenti, che diventerà il suo testamento artistico e spirituale.

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Vedi anche...

Piccolo Teatro, ''La tempesta''

Teatro di prosa