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Teatro Regio di Parma, ''La damnation de Faust''

Parma

Hugo De Ana adagia sul palcoscenico un grande bacino ellittico interposto tra un grande Schermo per retroproiezioni RTE - Temporale e un fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé argento che chiudeva l'intero boccascena.Proiezioni visionarie di potentissimo impatto visivo si sovrapponevano o alternavano sullo Schermo per retroproiezioni, su quello in tulle e sul fondo concavo del bacino, in un susseguirsi di dissolvenze incrociate di stile cinematografico e in un sovrapporsi di piani e di simbolismi che per tre ore e mezza ha creato una vertigine allucinata, uno sconvolgente delirio, un incubo infernale e surreale che ha scosso ed entusiasmato il pubblico del Teatro Regio.
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Proiezioni sul fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé.L'interpretazione che il regista argentino ha quasi sovrapposto al capolavoro di Berlioz non ha lasciato indifferente nemmeno la quasi totalità della critica.«È molto più di un allestimento. È una gigantesca installazione: un'opera d'arte totale. L'impianto scenografico ha l'originalità dei più intriganti esperimenti del Novecento, per esempio quelli di Depero per Le chant du rossignol. La regia utilizza tecniche diverse, compreso il cinema. I filmati non circoscrivono scene altrimenti quasi impossibili da realizzare, come la Corse a l'abime, né illustrano antefatti. Sono parte integrante dello spettacolo. Concorrono alla trasposizione visiva della musica.»Giancarlo Landini, da L'opera, n. 214, pag. 8.
Invisibile ma fondamentale la funzione svolta dalla Quadratura nera in COS - Oscurante sul palcoscenico del Teatro Regio.Il turbine di luci e proiezioni sul fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé argento infatti, per essere totalmente efficace, aveva la necessità di essere contenuto e neutralizzato con discrezione.
La proiezione in trasparenza sul grande fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé dei nomi degli elementi (terra, aqua, aer, ignis) dalla cui unione, secondo Empedocle, ha avuto origine la nascita delle cose, e la cui separazione determina la morte, in un processo di continua trasformazione e divenire (calidum / frigidum, humidum / siccum) che stimolerà gli studi dell'alchimia greco-alessandrina e, molto più tardi, di quella medioevale.Gli elementi circoscrivono le orbite dei pianeti, qui poste a simbolo dell'intero universo.
Proiezioni sul fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé.«A metà tra un pellegrino - il romantico Wanderer - e un turista, Faust arriva in scena con una valigia e concorre a fare del palcoscenico un luogo surreale che, per l'eterogeneità degli elementi, ci ha ricordato la commistione di oggetti sacri e profani, religiosi e blasfemi che si possono osservare nella casa museo di Salvador Dalí a Figueras.»Giancarlo Landini, da L'opera, n. 214, pag. 9.
È lo stesso Hugo De Ana a rivelare, in un'intervista, una delle radici iconografiche della sua interpretazione scenica e registica.«Conta il punto di partenza. Nel Faust di Gounod quel punto era il quadrato, con alcune raffigurazioni conseguenti come lo specchio, il cristallo... Per Berlioz invece tutto è scaturito dall'idea del cerchio, che mi ha consentito di sviluppare lo spettacolo con una consequenzialità quasi matematica, con un rigore che appartiene alla musica stessa scritta per La damnation. [ ... ] Ho creato un percorso visivo che partisse da questa idea del cerchio in cui è rappresentato l'elemento terrestre.»Da In principio era il cerchio. Colloquio con Hugo De Ana, di Alessandro Taverna.
Proiezioni sul fondale in BRL - Tulle Rexor Lamé.«Hugo De Ana traduce La damnation in una visione di soluzioni pittoriche e scultoree, chiamate a sciogliere il dramma nella dimensione onirica di un mondo dove il capolavoro di Goethe torna deformato due volte. La prima è l'immaginazione musicale di Berlioz che realizza il suo Faust, così vicino e così distante da quello del poeta tedesco.La seconda è l'immaginazione di De Ana, che popola la scena di sfere rotanti, di globi inanellati che le proiezioni rendono ora più vaporosi ed impalpabili, ora più concreti e presenti.»Giancarlo Landini, da L'opera, n. 214, pag. 8.
Méphistophélès e Brander.«È una fantasticheria neobarocca che svela l'appartenenza del regista alla cultura spagnola, anche per quell'aprirsi, direi continuo, al kitsch e a sottolineare l'aspetto della volgarità. Essa celebra la sua apoteosi nella chanson Certain rat, dans une cuisine intonata da un Brander clown che mostra il deretano al pubblico. Oppure nella maschera di Méphistophélès, nella scomposta gestualità di questo principe del male.»Giancarlo Landini, da L'opera, n. 214, pagg. 8 e 9.
Légende dramatique in quattro parti
Musica
Hector Berlioz (1803-1869)
Libretto
Prima
Monte Carlo, Théâtre de l'Opéra, 18/2/1890

Scenografia,
costumi,
light design,
regia
Elaborazione
e proiezione
scenografie virtuali
Mattia Metalli
Sergio Metalli
Coreografia
Leda Lojodice
Direzione laboratorio scenografico
Franco Venturi
Direzione tecnica
Luigi Cipelli

Allestimento
Teatro Regio di Parma
Stagione
2006-2007

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