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Teatro Comunale, ''Orphée et Eurydice''

Bologna

La rappresentazione scenografica dell'aldilà che David e Frédèrico Alagna hanno creato grazie ad un grande Fondale retroilluminato in stampa digitale, largo 20 m e alto 12 m, realizzato con il film per retroproiezioni RAR - Arizona, su cui è delineato un agghiacciante paesaggio boreale in cui le anime fluttuano nel vuoto.Con l'intenzione di conferire alla vicenda un'estetica lirica più moderna e libera dalle convenzioni accademiche, la regia di David Alagna ha trasportato l'azione nella contemporaneità, sminuendo il ruolo del fato, che orchestra senza vie d'uscita una tragedia in cui i protagonisti sono già imprigionati dall'inizio, e accentuando invece, secondo una concezione più attuale, l'influenza che il libero arbitrio e il senso di colpa detengono sullo svolgimento delle vicende umane.
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La regia ha perseguito un realismo di stile cinematografico che l'ha avvicinata, più che agli allestimenti tradizionali, all' Orphée di Jean Cocteau.In quest'ottica è stata privilegiata la credibilità drammatica, senza però trascurare gli aspetti onirici della vicenda, che mantiene sospesi i confini tra sogno e realtà fino al chiarimento finale.A questi fini la regia ha operato variazioni sul piano narrativo, con adattamenti del libretto, e su quello musicale, con spostamenti di tono e adeguamenti timbrici.Euridice muore così in un incidente d'auto, il personaggio di Amore è trasformato nella Guida che conduce Orfeo agli Inferi, con un baritono nella parte originariamente concepita per una voce sopranile, e la tragedia si carica nel finale anche della morte di Orfeo.
Realizzato in HRT - Rasetto Texturé e HSE - Seta Tempesta bianca, lo stupefacente costume disegnato da Carla Teti pare trasformarsi, con la levitazione di Euridice, in una citazione surrealista, quasi un omaggio a quel Cocteau che i fratelli Alagna hanno citato tra le fonti d'ispirazione del loro lavoro.L'operazione del Teatro Comunale, che si è ammirevolmente assunto il rischio di avventurarsi lungo un percorso non convenzionale, è stata premiata da un grande successo di pubblico, affiancato, inevitabilmente, dallo sdegno dei puristi. Buona parte della critica ha, tuttavia, compreso le ragioni registiche.«... c'è da stupirsi di tanto scalpore, segno indubbio che il teatro è vivo, per altro: si è assistito ad uno spettacolo equilibrato nella sua dimensione sia scenica che musicale.»Andrea Merli, da L'opera, n. 223.
«Potrà non piacere, comprensibilmente, allo zoccolo duro dei barocchisti, ma le libertà che David Alagna s'è preso hanno trovato larga accettazione tra il pubblico normale, che non deve necessariamente conoscere a menadito l'opera nelle due versioni, italiana su libretto di Calzabigi e francese del poeta Moline¹, che non possiede tutte le edizioni discografiche - per altro non c'è un'edizione uguale all'altra - e che ha dimostrato, viceversa, di gradire un allestimento propositivo, di grande suggestione e teatralmente coinvolgente.»Andrea Merli, ibidem.¹Nel 1774 Gluck riadattò l'opera per presentarla al pubblico parigino, affidando la traduzione del libretto a Pierre-Louis Moline, e apportando modifiche così radicali da far considerare quella di Parigi una seconda versione dell' Orphée.
L'entusiasmo manifestato dal pubblico bolognese per questa interpretazione in chiave moderna dell'opera di Gluck¹ potrebbe trovare riscontro anche in una considerazione più sotterranea e a prima vista azzardata: quello rappresentato nel tempio felsineo del Bibbiena è per alcuni versi più vicino di qualsiasi allestimento filologico allo spirito originario dell' Orphée.L'Orphée è infatti considerata l'opera cardine della riforma che Gluck operò nei confronti del virtuosismo rococò, stimolato anche dal rapporto dialettico che ebbe con il librettista Raniero de' Calzabigi (1714-1795), letterato livornese dalla vita avventurosa, attivo alla corte viennese di Maria Theresia, amico di Giacomo Casanova, nonché membro dell'Arcadia, di cui è nota la visione fortemente critica nei confronti del teatro e del melodramma settecentesco.¹L'interesse del Teatro Comunale per i lavori del musicista di Erasbach ha origini storiche. Il teatro fu infatti inaugurato pochi mesi dopo il debutto a Vienna dell' Orphée, esattamente con un'opera di Gluck, Il Trionfo di Clelia.
Il mutamento di direzione che Gluck impresse con Orphée et Eurydice al teatro musicale era volto al recupero dei canoni della tragedia greca, alla purezza espressiva e allo sfrondamento di tutto ciò che, nell'orchestrazione e nell'interpretazione dei cantanti, aveva scopi ornamentali, mentre l'azione diveniva rapida e incisiva e la scenografia si orientava alla verosimiglianza.Risultato: allora l'Orphée rappresentò una vera e propria rivoluzione il cui significato, nella decontestualizzazione attuale, andrebbe perso, ragion per cui questa interpretazione, paradossalmente, non le rende minor giustizia agli occhi dello spettatore contemporaneo di altre più rispettose.
L'epilogo in cui Orfeo decide di rinunciare alla vita e, postosi nella bara insieme ad Euridice, viene calato nella fossa.Anche l'ambientazione cimiteriale è stata resa con un secondo Fondale retroilluminato in stampa digitale, largo 20 m e alto 12 m, realizzato con il film per retroproiezioni RAR - Arizona.È in evidenza la Quadratura in CPA - Panno Boccascena del Teatro Comunale.
I festeggiamenti delle nozze tra i due protagonisti, in cui l'ambientazione contemporanea è evidenziata dai costumi.«... il mito di Orfeo è qui un sogno che il protagonista ha nel momento dell'inumazione della sposa, morta subito dopo le nozze in un incidente stradale da cui lui è uscito illeso. Il becchino-Guida lo conduce all'aldilà, uno spazio glaciale dove le anime sono sospese nel vuoto. La condizione per riportare in vita Euridice è quella del mito: evitarne lo sguardo. Lei lo provoca civettando con la Guida, lui cede ed Euridice si spegne definitivamente tra le sue braccia. Il risveglio di Orfeo nel cimitero non prevede il lieto fine della versione francese: egli muore di dolore ed i due corpi vengono tumulati assieme.»Andrea Merli, ibidem.
Azione teatrale in tre atti
Musica
Prima
Vienna, Burgtheater, 5/10/1762

Scenografia
David Alagna
Frédèrico Alagna
Costumi
Carla Teti
Light design
Aldo Solbiati
Laboratorio scenografico
Art Project Srl
Direzione allestimento
Carlo Poggioli
Regia
David Alagna

Allestimento
Teatro Comunale di Bologna
Stagione
2007/2008

Vedi anche...

CPA - Panno Boccascena

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HSE - Seta Tempesta

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Fondali acustici

RAR - Arizona

Film per retroproiezioni