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Beni Montresor

 

Beni Montresor alla fine degli Anni '50, quando, poco più che trentenne, dopo un decennio di lavoro a Cinecittà, si trasferì a New York.Dopo lo sbalorditivo successo ottenuto come illustratore di libri per l'infanzia negli Stati Uniti, dove divenne celebre, Montresor vi esordì come scenografo nel 1964 nientemeno che al Metropolitan di New York, con The Last Savage di Gian Carlo Menotti.Federico Fellini, Rudolf Nureyev, Gian Carlo Menotti, Tonino Delli Colli, Samuel Barber, Philip Glass, Renata Tebaldi, Joan Sutherland, Margot Fonteyn, Paolo Bortoluzzi, Gianandrea Gavazzeni, Carla Fracci, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, sono alcuni degli artisti con cui Montresor ha collaborato sui set cinematografici e nei maggiori teatri d'Europa e delle due Americhe.
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L'immagine evidenzia l'effetto della sovrapposizione di un fondale in BIT - Tulle Italiano nero ad alcuni fondali armati realizzati in ASC - Tela Sceno Super su cui sono state dipinte le figure in rilievo e le architetture.L'illuminazione di aree del fondale in BIT - Tulle Italiano, che risulterebbe altrimenti quasi completamente trasparente, fa affiorare il fogliame che vi è stato dipinto.La realizzazione pittorica dei fondali è di Paolino Libralato, la cui collaborazione con Montresor, iniziata nel 1990 e durata fino alla morte del maestro, diede vita a risultati di eccezionale valore scenografico. La Belle et la BêteMusica, librettoPrima - An opera for ensemble and filmPhilip Glass (1937)Grand Théâtre di Bordeaux, 1992 Scenografia,costumi, light designRealizzazioni pittoricheCoreografiaAllestimento - Beni Montresor b>Paolino LibralatoPaolo BortoluzziGrand Théâtre di Bordeaux
L'effetto di un fondale in BSU - Tulle Supergobelin, la cui illuminazione faceva comparire e sparire il gigantesco cappotto sospeso a mezz'aria.Un aneddoto sull'uso dei fondali in tulle riportato dalla monografia di Gaetano Miglioranzi:«Nel 1974 la War Memorial Opera House di San Francisco programma Esclarmonde di Jules Massenet [...] È qui che Montresor sperimenta la consistenza incorporea dei tulle trasparenti, che allontanano le immagini dalla scena in un mondo nebuloso, denso di malinconia e di mistero.»Gaetano Miglioranzi, Dal colore alla luce, Titivillus Edizioni, 2004, pagg. 122 e 123. Il cappottoMusica - BallettoDmitri Šostakovič (1906-1975) Scenografia,costumi e light designChoreografiaAllestimento - Beni MontresorFlemming FlindtMaggio Musicale Fiorentino di Firenze, 1989
Fondali in BGO - Tulle Gobelin.«Molti anni prima che diventasse una moda trita, anzi, proprio mentre nel teatro non si parla d'altro che di ''sfondare la quarta parete'', egli chiude il proscenio con un tulle che separa il palcoscenico dal pubblico.Quello che in Italia viene chiamato ''tulle americano'', una rete di cotone a maglie molto larghe che diventa superficie compatta se illuminata da davanti, ma sparisce se dietro ad essa vengono illuminati altri oggetti, in realtà è un espediente antico, già noto agli scenografi italiani del '700, che lo usavano per prodigiosi cambi di scena istantanei.»G. Miglioranzi, ibidem, pagg. 122 e 123. Omaggio a Picasso - Balletto Scenografia,costumi, light designCoreografiaAllestimento - Beni MontresorPaolo BortoluzziTeatro alla Scala di Milano, 1977
«In America è detto più correttamente ''tulle italiano'' ed è stato riscoperto nell'ambiente del musical. È il primo di una serie di ''ritorni all'antico'' di Montresor.Avviene la serrata del coro: ''il pubblico non ci vede'', dicono; poi, quando viene dimostrato il contrario: ''noi non vediamo il direttore''.Il regista, intimorito dalle possibili reazioni del pubblico, fa togliere il tulle.A quel punto, è Joan Sutherland che si rifiuta di cantare se la scena non torna ''come la voleva Mister Montresor''. L'autorità della diva fa calare nuovamente il tulle, e lo spettacolo incontra uno strepitoso successo.Da questa storica edizione, Esclarmonde torna nei repertori dei teatri di tutto il mondo.»G. Miglioranzi, ibidem, pagg. 122 e 123. Omaggio a Picasso - Balletto
Fondale realizzato in ASC - Tela Sceno Super dipinta.«Negli allestimenti per la danza Montresor mette in atto, ancor prima che nell'opera, alcune tendenze che caratterizzeranno la sua ultima ricerca estetica. L'esigenza di grandi spazi vuoti e di una semplicità di sfondi che evidenzino la fisicità in movimento dei protagonisti lo conduce ad attuare con grande anticipo una drastica riduzione degli orpelli decorativi a favore degli effetti di luce, che meglio si prestano alla variabile suggestione della musica. Una scelta che egli affermò per molti anni in controtendenza con l'esuberanza barocca tipica del balletto accademico, e che restò incompresa almeno fino agli anni in cui Maurice Béjart abituò il grande pubblico ai palcoscenici vuoti.»G. Miglioranzi, ibidem, pag. 96. Omaggio a Picasso - Ballet
Allestimento in cui Montresor utilizzò un grande Fondale retroilluminato RTE - Temporale, del QSP - Film Specchiante, numerose lastre di QSF - Specchio Flessibile e il tappeto TSM - Silviagrips.«Una costante l'ha mantenuta, Montresor, negli ultimi anni. Nei teatri chiusi ha usato per diversi allestimenti gli specchi laterali e il fondale luminoso (a Buenos Aires le maestranze del Teatro Colón lo chiamavano affettuosamente ''el dueno de los espejos'', il signore degli specchi). Questo nasceva dall'esigenza di ''sfondare'' i limiti spaziali dell'edificio teatrale, sempre un po' claustrofobico, per lui.La combinazione di questi due elementi scenici dava infatti un'impressione di vastità, di cieli sconfinati, di riverbero luminoso, che appartiene più alla visione cinematografica, che al teatro.Serviva a restituire la Musica a quella Natura da cui era scaturita.»G. Miglioranzi, ibidem, pag. 47. Teatro Real, ''Samson et Dalilah''
«Nei quarant'anni dedicati all'opera, si può dire che abbia lasciato il suo apporto di scenografo e costumista in ogni grande teatro lirico d'Europa e d'America.Le sue regie sono sporadiche all'inizio, ma dopo la Madama Butterfly all'Arena di Verona nel '78 si fanno sempre più frequenti.Sosteneva che l'unico rimpianto della sua vita fosse quello di non essersi dedicato prima alla regia lirica.Aveva tante volte accantonato quel pensiero, ritenendo che la responsabilità di scene, costumi e luci in uno spettacolo fosse più che sufficiente.»G. Miglioranzi, ibidem, pag. 121. Madama ButterflyMusicaLibrettoPrima - Tragedia giapponese in tre attiGiacomo Puccini (1858-1924)Giuseppe Giacosa, Luigi IllicaMilano, Teatro alla Scala, 17/2/1901 Scenografia,costumi, light designAllestimento - Beni Montresor I>Arena di Verona, 1998
Beni Montresor (Bussolengo 1926 - Verona 2001), scenografo, regista, light designer e illustratore di fama internazionale, tra i maggiori scenografi di teatro d'opera della scenografia contemporanea.

I cinquant'anni di attività che l'artista veronese ha dedicato al cinema e al teatro sono rievocati in modo esauriente in Dal colore alla luce. Beni Montresor, un protagonista del teatro internazionale (Titivillus Edizioni, 2004), dedicatogli da Gaetano Miglioranzi, amico e collaboratore nell'ultimo decennio di vita, testo a cui si rimanda chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza della personalità geniale e della vita avventurosa di Montresor.

Video & Documentazione

Teatro Carlo Felice di Genova: ''Werther'' di Beni Montresor

Paolino Libralato at work 1

Paolino Libralato at work 2

Vedi anche...

Teatro Carlo Felice, ''Werther''

Opera lirica

Teatro Lirico, ''Die Feen''

Opera lirica

Teatro Real, ''Samson et Dalilah''

Opera lirica